La democrazia oggi

Parole di uno spettatore, che vuole fornire la propria visione dello scenario politico attuale

Sto leggendo in questi giorni il libro di Italo Calvino La Giornata d’uno scrutatore.

In questo breve articolo voglio evidenziare alcuni tratti del testo che reputo molto attinenti con la realtà che stiamo vivendo in questi giorni, ormai prossimi alle elezioni politiche. Cito dal testo:

«[..]In quegli anni la generazione d’Amerigo aveva scoperto le risorse d’un atteggiamento finora sconosciuto: la nostalgia. Così, nella memoria, egli prese a contrapporre allo scenario che aveva davanti agli occhi il clima che c’era stato in Italia dopo la liberazione, per un paio d’anni di cui ora gli pareva che il ricordo più vivo fosse la partecipazione di tutti alle cose e agli atti della politica, ai problemi di quel momento, gravi ed elementari; ricordava l’aspetto della gente d’allora, che pareva tutta quasi egualmente povera, e interessata alle questioni universali più che alle private; [..] pensò che solo quella democrazia appena nata poteva meritare il nome di democrazia; era quello il valore che invano poco fa egli andava cercando nella modestia delle cose e non trovava. [..] Dunque, quello che conta d’ogni cosa è solo il momento in cui comincia, in cui tutte le energie sono tese, in cui non esiste che il futuro? Non viene per ogni organismo il momento in cui subentra la normale amministrazione, il tran-tran? Oppure… oppure quel che conta non sono le istituzioni che invecchiano ma le volontà e i bisogni umani che continuano a rinnovarsi, a ridare varietà agli strumenti di cui si servono?»

Da questo estratto mi piacerebbe soffermarmi sulle ultime righe; forse quello di cui ha bisogno la popolazione italiana oggi è dare più fiducia alla democrazia, e in particolare dovremmo smettere di abituarci al fatto che viviamo in una democrazia ormai secolare. Penso che la lotta per la salvaguardia dei nostri diritti e dell’ uguaglianza dev’essere giornaliera. La democrazia dunque non deve diventare un tran-tran, ma allo stesso modo credo che le istituzioni governative dovrebbero essere più flessibili nei confronti dei bisogni e necessità della popolazione, in nome del benessere comune. Solo in questo modo si può trovare un accordo tra istituzioni e cittadini. D’altra parte però è necessario che i bisogni dei cittadini vengano interpretati in maniera corretta, per questo è importante l’intervento nel panorama politico italiano di partiti e personaggi politici che siano in grado di operare da traduttori tra Stato e popolo.

Quando i giochi rispecchiano la realtà..

Mentre sono a casa sto giocando ad un gioco alla console che si chiama Dark Souls, ovvero Anima Oscura. Ciò che mi piace di questo gioco è che, secondo me, ha una forte attinenza con la realtà.
Si parla di non morti, ovvero persone umane portatrici di una maledizione di nome Segno Oscuro, il quale fa si che alla morte della persona, essa continua comunque a vivere ma da non morto, ovvero senza umanità. Tra questi non morti poi si distinguono quelli che conservano il senno e quelli invece che l’hanno perso; solitamente questi ultimi attaccano i vari giocatori senza scrupoli perché ciò che cercano è l’umanità dei giocatori. La cosa interessante di questo gioco è il motivo che porta i non morti a perdere il senno. Solitamente nel gioco si incontrano proprio dei non morti che perdono il senno perché alla ricerca o di umanità o altro. Per esempio nel gioco si incontra un personaggio non giocante di nome Solaire, il quale proviene da un altro mondo e ci dice che è alla ricerca di un suo Sole, e vorrebbe essere altrettanto grande e incandescente. Ciò che succede però verso alla fine del gioco è che questo cavaliere Solaire trova delle larve che una volta indossate sopra la testa emanano una luce che guida il personaggio nel suo cammino nei posti più oscuri. Ma Solaire una volta indossato questo copri capo impazzisce perché crede di aver finalmente trovato il suo sole. In questo caso però non perde il senno ma diventa solamente pazzo.

Ecco questo fatto che ho incontrato nel gioco mi ha fatto pensare alla sua attinenza con la realtà. Anche io in qualche modo sono alla ricerca di un futuro migliore, o meglio alla ricerca di qualcosa che mi faccia stare meglio. Però forse questa ricerca non deve diventare una ricerca esasperata, cioè che devo arrivare all’obbiettivo a tutti i costi, al costo ad esempio di perdere per così dire il senno, come accade proprio ai personaggi del gioco. Inseguire un sogno, un obbiettivo, o semplicemente un ideale o anche una persona a cui si è legati porta inevitabilmente a prendere delle scelte che influiscono anche sulla nostra vita futura. Bisogna essere consapevoli che non esistono scelte giuste e sbagliate, perché già l’azione della scelta tra due opzioni significa che in qualche modo le consideriamo entrambi valide. É questione di prendere la scelta che reca il male minore.

La storia di ogni giorno

Mi chiedo cosa spinga le persone a svegliarsi ogni giorno e le porti a svolgere le attività quotidiane. Penso che questa risposta sia la chiave dell’esistenza, del fatto che gli uomini esistono tutt’ora. Se provo a chiederlo a me stesso risponderei che ciò che mi porta avanti è un sogno. Ma tutte le persone hanno un sogno? o meglio, tutte le persone hanno un sogno che hanno la possibilità di realizzare? Può essere anche che non sia un sogno a svegliare una persona ogni mattina, ma magari il legame con una persona. Forse quello che deve fare una persona per andare avanti ogni giorno è trovare un motivo per farlo. Non capisco perché a me sembra una cosa stupida. Forse addirittura non è solo il motivo a svegliare le persone, ma anche il fatto che nel perseguirlo ci sono molti ostacoli, sennò sarebbe troppo facile.

Dopo questa riflessione però sento ancora qualcosa che mi turba.Penso che ciò che mi turba è l’inconsistenza delle mie azioni.
Mi chiedo a cosa serve tutto quello che sto facendo e la risposta che trovo è ‘per essere felice’. E qui mi torna in mente il fatto che le cose che faccio le devo fare per me stesso; tante volte mi capita di sentire che sto compiendo delle azioni solo per avere l’approvazione degli altri, come se fosse questa approvazione il motore che mi fa andare avanti, ma quanto di quello che sto facendo è per me?
Se penso a questo concetto mi viene in mente un esempio. Prendo me stesso come riferimento. Quando ho saputo che ho preso un voto molto alto in un esame di Ingegneria ero contentissimo per aver fatto una prova eccellente e desideravo anche comunicarlo ai miei amici. Ciò che mi ha portato ad essere contentò è stato il fatto che i miei amici hanno gioito con me per il voto. Ma questo significa quindi che noi umani abbiamo comunque bisogno dell’approvazione degli altri? E quanto quindi di questo che ho studiato è stato per me stesso? Se non avessi comunicato il voto ai miei amici diciamo che avrei goduto a metà.